Guardarsi negli occhi: la comunicazione senza le parole.

Guardarsi negli occhi è comunicazione. Guardarsi durante le conversazione, durante il gioco con i nostri figli, durante i dialoghi più banali è, sempre, comunicazione.

L’interesse per il volto umano è un’abilità che nasce nel bambino molto piccolo, dai 7 ai 9 mesi, momento in cui iniziano i primi veri scambi di coppia con gli adulti (soprattutto con la mamma e con il papà). Tale abilità rientra nella “Intersoggettività primaria” che è stata definita come la capacità spontanea, nel normale sviluppo infantile, di riferirsi ad un’altra persona. Queste capacità, infatti, costituiscono proprio le prime abilità di relazione sociale (Schopler, 1985). Teniamo in considerazione che, in realtà, fin dai primi giorni di vita, il neonato è interessato al volto della mamma e il primo contatto dei due sguardi è un momento molto speciale.

Il guardarsi negli occhi è quindi un elemento fondamentale per lo sviluppo del linguaggio e non solo: è importante anche per le relazioni sociali. Il bambino piccolo guarda la mamma e il papà e, piano piano, ne riconosce i volti e inizia ad imitarli. Attraverso lo sguardo, il piccolo capisce che ci stiamo rivolgendo a lui e che vogliamo condividere qualcosa con lui. Piano piano, poi, esso inizierà ad imitare i genitori sia nei gesti che nelle parole e tutto questo passa, per ovvie ragioni, attraverso il contatto oculare.

Il contatto oculare, dunque, costituisce le fondamenta per altre e superiori abilità intersoggettive quali l’attenzione, intenzione e l’emozione congiunta. Quando si diventa via via più grandi si sviluppa l'”Intersoggettività secondaria” (dai 9 ai 18 mesi). Si inizia quindi a guardare insieme nella stessa direzione, a condividere con lo sguardo un oggetto, ad alternare lo sguardo fra la cosa che abbiamo di fronte e la persona che gioca con noi. Si inizia a condividere l’emozione che provoca una determinata situazione e si sviluppa la capacità di percepire cosa gli altri vogliono e di accordarsi oppure no all’intenzione dell’interlocutore.

Ricercare lo sguardo dei propri cuccioli, soprattutto nelle prime fasi della vita, risulta fondamentale. Quando parliamo con loro, quando cantiamo delle canzoncine, delle filastrocche o quando giochiamo, ricordiamoci sempre di guardarli e di porci al loro stesso livello. Anche durante i momenti più quotidiani della vita, come ad esempio il cambio del pannolino, rendiamo partecipe il piccolo di ciò che sta succedendo: raccontiamogli cosa stiamo facendo, sorridiamogli e guardiamolo negli occhi.

Gli occhi, infatti, sono una fonte di emozione e, attraverso essi, noi comunichiamo, sempre e comunque!

La nostra comunicazione non è solo verbale, non passa solo attraverso le parole ma anche attraverso i gesti, la postura del corpo e, appunto, attraverso lo sguardo. Mettere insieme tutti gli elementi comunicativi, sia verbali che non verbali, aiuta il bambino ad essere coinvolto attivamente nella comunicazione e a sviluppare in modo armonico il linguaggio nella sua totalità.

Logopedista

Dott.ssa Chiara Campana

Lo sviluppo del linguaggio: tappe principali

Le numerose ricerche circa lo sviluppo linguistico hanno concluso che le tappe più importanti che caratterizzano i primi stadi dello sviluppo di ogni lingua sono 3: la comunicazione intenzionale, lo sviluppo lessicale e lo sviluppo della grammatica.

Esistono delle tappe che si possono definire “universali”, che sembrano essere presenti in tutti i bambini, indipendentamente dalla lingua parlata. Vediamole di seguito.

2-10 mesi (circa): Compare la lallazione, cioè un insieme di suoni e di sillabe che il bimbo pronuncia in modo ancora casuale. Compaiono quindi i primi suoni, quelli più semplici da articolare, che sono “b”, “p”, “m”, etc. Esistono 3 tipi di lallazione, variabile a seconda dell’età e della complessità dei suoni pronunciati. La presenza della lallazione è fondamentale per un armonico sviluppo del linguaggio.

8-13 mesi (circa): Inizio della comunicazione intenzionale attraverso tutta una serie di gesti detti “deittici” come: il mostrare, il dare, l’indicare. Tali gesti, tavolta accompagnati da vocalizzazioni, rappresentano i precursori delle prime paroline. Compare, a questa età, anche qualche segno sistematico di comprensione di parole.

12-13 mesi (circa): Compare la denominazione, quindi il bambino inizia a dire le prime parole dotate di significato.

12-16 mesi (circa): Il bambino, piano piano, acquisisce le prime parole e inizia a padroneggiarle.

18 mesi (circa): Fase dell’esplosione lessicale, in cui il bambino arricchisce, nel giro di poco tempo, il suo vocabolario.

18-24 mesi (circa): Inizio della fase combinatoria, dove il bambino comincia a combinare due paroline insieme. In genere questo avviene se il vocabolario è di almeno 100 parole.

2 anni (circa): Comincia lo sviluppo della grammatica, quindi il bambino inizia a combinare le parole e a strutturare le prime frasi.

3 anni (circa): Il bambino, in condizioni normali, dovrebbe aver acquisito un linguaggio come quello dell’adulto. Non preccupiamoci se ancora non possiede tutte le “letterine”. Alcune, infatti, come la /r/ si possono acquisire anche in epoche successive. Inoltre, lo sviluppo del linguaggio non termina a 3 anni, ma continua anche nelle epoche successive, con l’acquisizione, ad esempio, delle regole grammaticali.

L’inquadramento effettuato ha come obiettivo principale quello di illustrare, in maniera chiara ed estremamente generale le tappe principali di acquisizione del linguaggio. Ho inserito sempre la dicitura “circa” accanto alle età per sottolineare la differenza che può intercorrere da bambino a bambino. Ogni persona è a sè e come tale va concepita, anche dal punto di vista linguistico. Esiste, infatti, una variabilità individuale molto vasta, soprattutto nell’età evolutiva.

Bibliografia

Sabbadini G., “Manuale di neuropsicologia dell’età evolutiva”, Zanichelli Editore, 2011.